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Lorenzo Gnata

Lorenzo Gnata

Le vorticose traiettorie sillabate dal vento, ora come
sbalestranti bufere ora come dolci arabeschi, sono gli scorci
prospettici seguiti dall’installazione di Lorenzo Gnata (Biella,
1997), Stormi, dedicata all’appagamento dell’abbandono, alla
felice consapevolezza di instabilità e alla spoliazione della
materia superflua per fluttuare in puro pensiero – un nucleo
intatto che non smarrisce l’effettiva sostanza.
Attraverso quella che Umberto Boccioni chiamò “scultura
d’ambiente”, assemblaggio polimaterico, modellazione delle
figure nell’atmosfera e compenetrazione dei piani riempiono
con dinamismo lo spazio; piccole e leggere sculture infilate
in pose, sagome e direzioni diverse movimentano le relazioni
tra luce e ombra, a volte reagendo alla leggerezza e a volte
arrendendosi dolcemente all’impossibilità di gravità.
Eppure, la dislocazione e lo smembramento dei soggetti
– lo sparpagliamento tempestoso dei dettagli, indipendenti
gli uni dagli altri – corrisponde altresì alla logica comune dello
stormo: una forma unica, naturale e poetica, che rappresenta
il collettivo mutuo desiderare, il medesimo proposito; la rotta
apparentemente divergente ma in realtà sovrapponibile
di tutte le esistenze. Nello stormo si confondono le vite a
favore dell’Essenza, i tragitti a vantaggio del Percorso, il volo
a beneficio dell’Ascesa: in tal senso l’artista riflette sull’attuale
binomio individuo-società in una sorta di Giudizio Universale
brulicante di archetipi, dal particolare meticoloso delle singole
sculture ondeggianti al generale andamento del folto gruppo
che costituisce l’opera site-specific.
Un’esperienza che vuole liberare e appagare lo sguardo
dell’osservatore con suggestioni volteggianti, abbracciando la
variabilità e la volubilità dell’esistenza – sorretta com’è da un
filo trasparente – e donandole un senso grazie al rapporto con
l’altro.
Federica Maria Giallombardo