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Salvatore Zito

Salvatore Zito

La parola “testo” deriva dal latino textus, “tessuto”; il suo significato
coincide con quello di “trama”, ovvero di un insieme di parole che si
collegano tra loro logicamente e che infittiscono concettualmente ed
esteticamente l’intreccio della narrazione. È l’idea di trama che avvicina la
testimonianza scritta al vissuto personale: il filo – del discorso, della
memoria – segue e segna la biografia di ognuno, annodandosi e ricamando
spazi, legami e concatenazioni a volte eccezionali e a volte reiterati e triti
dall’umanità. La vicenda familiare del singolo può coincidere allora con
una sorta di mitologia nella quale le figure vivono molte vite e
attraversano molte morti e dove sono compresenti e risuonano, in un
individuo eterno, le totalità delle altre esistenze.
Il gesto antico, mansueto e paziente del ricamo, che porta con sé il potere
evocativo d’ogni racconto ed espressione – di tutte le attese, le premure e
le speranze di una madre al cospetto dei pensieri rivolti al figlio – si
rinnova e si nobilita grazie al connubio con una magistrale pittura nelle
opere di Salvatore Zito, che nell’inedita serie Punto d’ombra reinterpreta i
suoi surreali usuali soggetti (i celeberrimi stick gelato) stagliandoli su una
superficie che non solo si libera dal vincolo del medium prettamente
riservato al dipinto, ma che proietta per la prima volta un’ombra
inserendosi in uno sfondo fisico ma enigmatico.
Gli arazzi di Zito, nati dall’incontro sulla tela con la tecnica sapiente della
madre ricamatrice, sono in linea con le precedenti opere per raffinatezza
d’esecuzione ed eleganza di esposizione, con una attuale e rara profondità
di contenuto: le cuciture sul verso ispessiscono e fortificano le forme,
accordando volumi e sbalzi da bassorilievo, riempiendo vuoti solitamente
colmati dalle cromie qui volutamente dimesse per risaltare il ritmo
tridimensionale delle figure; le suture sul recto sembrano saldare iati,
concedendo all'introspezione un’esplicita e tattile rappresentazione. Allo
sguardo si prospetta quella densa ombra nera – il buio della penombra del
sogno – sintesi del passaggio dalla visione oggettiva, figurativa e analitica
al riconoscimento soggettivo, emotivo e simbolico; ma si tratta altresì di
un’agnizione, iconica e serena, di un retaggio artistico, intellettuale e
insieme familiare, affettivo.
Un chiaroscuro semplificato tra significante e significato; una schiettezza
sentimentale che dona alle erudizioni tipiche di Zito una sincerità nuova,
meno preoccupata del perfezionismo pittorico e piuttosto dedicata
all’impressione primitiva di una traccia confidenziale: la serie è una
preziosa occasione di ripercorrere, punto dopo punto, la tessitura
autobiografica dell’artista.

(Federica Maria Giallombardo)