L’ex libris è un foglietto a stampa, delle dimensioni di un biglietto da visita, che si incolla all’interno della copertina di un libro per indicare il nome del proprietario. Oltre al nome di una persona o di una istituzione, per esempio biblioteca o convento, l’ex libris contiene solitamente una vignetta raffigurante uno stemma araldico o un disegno di fantasia, riferito a caratteristiche o preferenze del titolare, e un motto.

Il significato letterale è, tradotto dal latino, “dai libri (di)” e compare sulle etichette di possesso dei libri solo nel Settecento, mentre è rara l’indicazione di tale espressione sugli esemplari dei secoli precedenti.
Su molti foglietti applicati ai volumi si trova raffigurato solo lo stemma di una casata, senza indicazione del nominativo; altre volte si trovano locuzioni analoghe, come Ad usum, Ex bibliotheca, Ex dono, Ex musicis (per i libri musicali).
Gli antichi codici manoscritti nel medioevo contengono il nome della persona per la quale l’opera è stata copiata dall’amanuense; anche nei codici miniati si disegnavano blasoni o fregi riferiti al proprietario.
L’ex libris a stampa nasce in Germania e trae origine forse dalle marche tipografiche dei primi stampatori e il suo uso si diffonde con il formarsi delle prime biblioteche monastiche e nobiliari.
L’ex libris a stampa continua a convivere con altri contrassegni di possesso quali note possessorie manoscritte, indicanti nome, località, data, dediche e motti, timbri e sigilli, impressi direttamente sulle pagine dei volumi, e super libros, stemmi e simboli impressi all’esterno della legatura, in uso dal Cinquecento al Settecento soprattutto per pontefici e sovrani e presso la corte di Francia.
L’ex libris per Hans Igler, cappellano della famiglia bavarese Von Schoenstatt, che rappresenta un porcospino (‘Igler’, in tedesco) risale agli anni 1470-
80 ed è considerato il più antico. Tra i primi foglietti tedeschi realizzati in xilografia si trovano esemplari incisi da Holbein, Cranach e Dürer, al quale si attribuiscono cinque etichette per libri, tra cui una per Hieronimus Ebner, giudice a Norimberga, realizzata nel 1516 e raffigurante due putti, due scudi, un elmo con grandi pennacchi e ghirlande di frutti e fiori, con il motto ‘Deus refugium meum’.
Il più antico ex libris italiano è stato inciso nel 1530 circa per il frate Gerolamo Veratti di Ferrara. Per tutto il Cinquecento e il Seicento e poi ancora, sino al XX secolo, gli ex libris sono incisioni in xilografia o calcografia di soggetto araldico, con raffigurazioni di stemmi nobiliari.
La cultura degli emblemata, studiati nel Cinquecento dall’Alciati e dal Giovio, si esprime anche negli ex libris, che rappresentano un interessante documento di studio della materia.
Nel Settecento la raffigurazione araldica si popola di nuovi soggetti, compaiono cherubini, muse e divinità, in uno stile definito ‘allegorical’ in Inghilterra; alla fine del secolo con la Rivoluzione francese si raffigurano anche negli ex libris coccarde e cappelli frigi.
Nel Settecento in Italia si assiste a una particolare diffusione dell’ex libris, per lo sviluppo delle biblioteche private e delle accademie; gli incisori Bianchi, Bonacina e Mercoli a Milano, Stagnon e Gay a Torino, Baratti, Novelli, Ricci a Venezia, De Grado a Napoli realizzano ex libris e biglietti da visita, gran moda italiana nel secolo dei lumi; Cagnoni incide per il conte Linati di Parma un biglietto con il ritratto del titolare.
Dopo la caduta di Napoleone tornano anche in Italia le insegne araldiche.
Nell’Ottocento sempre più numerosi sono gli appassionati di libri nella borghesia, che non hanno stemmi nobiliari per i propri ex libris e alcuni titolari fanno disegnare etichette di fantasia per i loro volumi.
Alla fine del secolo si colloca la nascita dell’ex libris moderno nel contesto dell’art nouveau. Mucha, Brangwyn, Klinger, Beardsley, Toulouse-Lautrec, attivi nei movimenti che hanno in grande considerazione le arti applicate, creano ex libris, caratterizzati dallo stile innovativo e sorprendente delle avanguardie artistiche; in Italia disegnano ex libris liberty Alfredo Baruffi e Aristide Sartorio.
Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento cambia la funzione dell’ex libris per effetto del collezionismo; si privilegia il valore figurativo e artistico delle piccole incisioni destinate a incrementare le raccolte di esemplari e non più solo a segnare la proprietà dei libri.
In Italia negli anni Venti la rinascita della xilografia, per impulso di Adolfo De Carolis e di Ettore Cozzani, animatore della rivista “L’Eroica”, contribuisce allo sviluppo dell’ex libris moderno.
L’ex libris diviene una piccola opera su commissione del bibliofilo, che rappresenta sui suoi libri le caratteristiche della professione (medico, avvocato, architetto), le preferenze per uno sport o per un hobby (alpinismo, numismatica, musica, teatro) o un tema letterario, mitologico, di fantasia.
Numerosi artisti si sono dedicati all’ex libris in Italia: Antonio Rubino, Giulio Cisari, Benvenuto Disertori, Alberto Martini, Virgilio Tramontin, gli
xilografi Antonello Moroni, Armando Baldinelli, Francesco Nonni, Francesco Gamba, Publio Morbiducci, Bruno da Osimo, Bruno Bramanti, Luigi Servolini, Italo Zetti, Tranquillo Marangoni, Remo Wolf, Gianluigi Uboldi.
Hanno realizzato ex libris anche Umberto Boccioni, Luigi Veronesi, Luigi Bartolini, Enrico Baj, Aligi Sassu e Franco Rognoni.
Dalla fine dell’Ottocento la storia dell’ex libris è anche storia del collezionismo. I titolari iniziano gli scambi di esemplari e si sviluppa l’interesse per lo studio e la raccolta di queste piccole opere grafiche.
Tra il 1891 ed il 1905 in tutta Europa e negli Stati Uniti nascono associazioni di collezionisti; riviste dedicate all’ex libris si pubblicano a Londra, a Berlino, a Parigi, a Vienna, a Zurigo. In Italia nel 1881 Carlo Lozzi scrive il primo articolo sull’argomento per la rivista “II Bibliofilo” e nel 1897 Achille
Bertarelli pubblica il primo libro “Gli ex libris – Appunti bibliografici”; nel 1902 Hoepli stampa il lussuoso volume di Achille Bertarelli e David Henry
Prior “Gli ex libris Italiani” con più di 200 illustrazioni e nel 1908 l’opera di Jacopo Gelli “3500 ex libris italiani”.
Nel 1912 il conte Luigi Amedeo Rati Opizzoni fonda l’Associazione Italiana tra gli amatori di ex libris, con 89 soci; a Bologna nel 1921 Gino Sabattini dà vita all’Associazione Italiana Amatori e Collezionisti Ex libris (AIACE).
Dal 1927 al 1930 lo stampatore Ratta di Bologna pubblica nove volumi con un migliaio di ex libris, in gran parte xilografie originali. L’artista tedesco Michel Fingesten, il pittore Attilio Cavallini e l’editore Luigi Bolaffio fondano a Milano nel 1937 il Gruppo italiano ex libris e Bianco e Nero, organizzando esposizioni di ex libris sino al 1943.
Nel 1947 si costituisce la BNEI, Associazione Italiana Bianco e Nero Ex libris; un gruppo di collezionisti, Giorgio Balbi, Giovanni Botta, Gianni Mantero, Guido Marinelli, Sandro Sormani e l’incisore Italo Zetti svolgono un’appassionata attività per la diffusione dell’ex libris, avviando proficue relazioni con le associazioni e i collezionisti di altri paesi; dal 1965 la BNEL è presieduta dall’ingegnere Gianni Mantero, il maggiore collezionista di ex libris del mondo, che ha promosso la realizzazione dei Congressi Internazionali dell’ex libris; il primo congresso si è tenuto in Austria nel 1953, nel 1968 e nel 1994 i congressi
si sono svolti in Italia, a Como e a Milano, e con cadenza biennale riunivano in diverse città del mondo i collezionisti di tutti i paesi, provenienti anche da Cina e Giappone.
La BNEL ha pubblicato la rivista “Bianco e Nero Ex libris diretta da Mansueto Fenini, dal 1946 al 1950 e, dopo una interruzione, dal 1965 al 1981.
Dal 1955 al 1964 Francesco Bono, e poi suo figlio Salvatore, pubblicano la rivista “Ex libris” organo dell’Associazione Amici dell’ex libris (ADEL). Nel 1959 Luigi Servolini fonda l’ELDIT, Associazione degli exlibristi d’Italia (sezione dell’Associazione Incisori d’Italia). Nel 1985 Maurizio Di Giovine dà vita a Bologna alla nuova rivista “Il collezionista di ex libris”, che pubblica sino al 1988; nel 1986 Giuseppe Mirabella fonda a Milano l’Associazione Italiana Ex libris (AIEL), e pubblica la rivista “Ex libris. Rivista italiana di xilografia, ex libri e piccola grafica” che uscirà con 27 numeri sino al 1994 e rappresenta un documento assai importante dell’attività collezionistica e di studio. Nel 1993 Egisto Bragaglia, dopo molti anni di paziente lavoro, stampa una grande opera dal titolo “Gli ex libris italiani” in tre volumi, redigendo un inventario completo dei 2500 esemplari esistenti presso biblioteche pubbliche e collezioni private, che documenta l’intera produzione exlibristica italiana dal
XVI al XIX secolo.
Grandi collezioni di ex libris sono conservate presso il British Museum (100.000 esemplari), la Bibliothèque Nationale di Parigi, il Gutenberg Museum di Magonza (60.000 esemplari), la Yale University (200.000 esemplari), i Musei del Castello di Milano, ove è collocata la raccolta donata al Comune nel 1924 da Achille Bertarelli.
L’uso dell’ex libris è ancora molto diffuso e alcuni artisti sono specializzati della creazione di queste piccole opere grafiche, soprattutto in Russia, in Slovacchia e nell’Europa del nord, paesi dove è più sviluppata l’arte dell’incisione.
Fonti:
F. Bono e L. Servolini, All’insegna dell’ex libris, Milano 1960; Invito all’ex libris, a cura di G. Mantero, Como 1977; A. Disertori e A.M. Necchi Disertori, Ex libris italiani della prima metà del novecento, Milano 1984; E. Bragaglia,
Bibliografia italiana degli ex libris, Trento 1987; A. Disertori e A.M. Necchi Disertori, Ex libris, Artisti italiani della seconda metà del ‘900, Milano 1989;“Manuale Ecniclopedico della Bibliofilia”, Edizioni Sylvestre Bonnard 1997; A. Conforti, Ex libris, Milano 1989; R. Palmirani, Ex libris Art Nouveau,
Firenze 1991; AA.VV., Ex libris librorum, Milano 1993; E. Bragaglia, Gli ex libris italiani, 3 voll., Milano 1993.